Biogas e RED III: Stiamo davvero aiutando l'agricoltura e l'ambiente?

GIUSEPPE SPINA • 12 marzo 2026

Biogas e RED III: Stiamo davvero aiutando l'agricoltura e l'ambiente?

Biogas e RED III: Stiamo davvero aiutando l'agricoltura e l'ambiente?

Negli ultimi giorni, molti clienti con impianti a fine convenzione mi hanno chiesto lumi sulla #REDIII. Dopo aver analizzato i dettagli tecnici, sento il dovere di condividere una riflessione che non piacerà a tutti, ma che ritengo necessaria per il futuro del nostro comparto energetico.

L’illusione del Biometano e il "miraggio" degli incentivi

In Italia sembra non si possa fare nulla senza il "paracadute" dell'incentivo. Ci siamo convinti che produrre biometano sia l'unica strada perché ci sono i fondi del PNRR (è giusto ricordare che questi soldi che ci "prestano" li pagheranno a fior di interessi i nostri figli e nipoti). Ma siamo onesti: quei costi sono inavvicinabili per un piccolo allevatore. Stiamo assistendo a una transizione gestita dalle major, mentre migliaia di impianti a biogas nati nel boom 2010-2012 arrivano a fine vita (o fine incentivo) senza una reale strategia di salvaguardia.

La nuova direttiva

La nuova direttiva RED III introduce l'obbligo di certificazione di sostenibilità basato sulla formula: E = eec + ep + etd + eu − ecc − esca

dove:

·       eec = emissioni da coltivazione biomasse

·       ep = emissioni da trasformazione (digestione + cogenerazione)

·       etd = trasporto e distribuzione

·       eu = uso finale (per elettrico ≈ 0)

·       ecc = cattura CO₂ (di solito 0)

·       esca = crediti per reflui/zootecnici (molto rilevanti per la pollina)

dalla sommatoria di questi parametri, si raggiunge un valore espresso in gCO₂eq / MJ che va rapportato al valore fossile di riferimento elettrico fissato a 183 gCO₂eq/MJ. Il risultato non deve essere inferiore all'80%.

Analizzando i parametri, emerge una realtà quasi paradossale:


  • Viene premiato chi usa materiali "poveri" (pollina, reflui suini) e chi copre stoccaggi e platee.
  • Viene penalizzato chi ha sempre investito in colture dedicate di qualità (mais, triticale).
  • Si impone il post-combustore a valle del cogeneratore. Ma tanti anni fa non si fece una lotta affinchè gli impianti a biogas da biomassa agricola venissero esentati dall'utilizzo del postcombustore suddividendo il valore del COT in metanici e non metanici?

Un paradosso etico e tecnico

La mia azienda realizza impianti di filtrazione, torce e post-combustori. Potrei strofinarmi le mani davanti a questi nuovi obblighi normativi. Eppure, trovo eticamente intollerabile ciò che sta accadendo.

Stiamo chiedendo agli allevatori investimenti massicci in tecnologie di abbattimento (con relativi costi di manutenzione) a fronte di un Prezzo Minimo Garantito (PMG) che non offre certezze neanche nel breve periodo. Chi può accollarsi il rischio di un nuovo impianto a fronte del nulla?

La mia visione

Il biogas per la produzione elettrica è l'unica forma che andrebbe incentivata davvero: le infrastrutture esistono già, molti impianti sono ammortizzati e produciamo energia pulita "in casa", riducendo la dipendenza dall'estero (ricordiamolo: 1 mc di biogas ≈ 2-2,5 kWh).

Voi cosa ne pensate? La RED III è davvero uno strumento di sostenibilità o è l'ennesimo ostacolo burocratico che taglierà fuori i piccoli produttori agricoli?

E se tutti gli imprenditori agricoli non volessero continuare la loro attività cosa ne sarebbe di tutte queste "cattedrali" non sarebbe peggio per l'ambiente?