Biogas e RED III: Stiamo davvero aiutando l'agricoltura e l'ambiente?
Biogas e RED III: Stiamo davvero aiutando l'agricoltura e l'ambiente?

Biogas e RED III: Stiamo davvero aiutando l'agricoltura e l'ambiente?
Negli ultimi giorni, molti clienti con impianti a fine convenzione mi hanno chiesto lumi sulla #REDIII. Dopo aver analizzato i dettagli tecnici, sento il dovere di condividere una riflessione che non piacerà a tutti, ma che ritengo necessaria per il futuro del nostro comparto energetico.
L’illusione del Biometano e il "miraggio" degli incentivi
In Italia sembra non si possa fare nulla senza il "paracadute" dell'incentivo. Ci siamo convinti che produrre biometano sia l'unica strada perché ci sono i fondi del PNRR (è giusto ricordare che questi soldi che ci "prestano" li pagheranno a fior di interessi i nostri figli e nipoti). Ma siamo onesti: quei costi sono inavvicinabili per un piccolo allevatore. Stiamo assistendo a una transizione gestita dalle major, mentre migliaia di impianti a biogas nati nel boom 2010-2012 arrivano a fine vita (o fine incentivo) senza una reale strategia di salvaguardia.
La nuova direttiva
La nuova direttiva RED III introduce l'obbligo di certificazione di sostenibilità basato sulla formula: E = eec + ep + etd + eu − ecc − esca
dove:
· eec = emissioni da coltivazione biomasse
· ep = emissioni da trasformazione (digestione + cogenerazione)
· etd = trasporto e distribuzione
· eu = uso finale (per elettrico ≈ 0)
· ecc = cattura CO₂ (di solito 0)
· esca = crediti per reflui/zootecnici (molto rilevanti per la pollina)
dalla sommatoria di questi parametri, si raggiunge un valore espresso in gCO₂eq / MJ che va rapportato al valore fossile di riferimento elettrico fissato a 183 gCO₂eq/MJ. Il risultato non deve essere inferiore all'80%.
Analizzando i parametri, emerge una realtà quasi paradossale:
- Viene premiato chi usa materiali "poveri" (pollina, reflui suini) e chi copre stoccaggi e platee.
- Viene penalizzato chi ha sempre investito in colture dedicate di qualità (mais, triticale).
- Si impone il post-combustore a valle del cogeneratore. Ma tanti anni fa non si fece una lotta affinchè gli impianti a biogas da biomassa agricola venissero esentati dall'utilizzo del postcombustore suddividendo il valore del COT in metanici e non metanici?
Un paradosso etico e tecnico
La mia azienda realizza impianti di filtrazione, torce e post-combustori. Potrei strofinarmi le mani davanti a questi nuovi obblighi normativi. Eppure, trovo eticamente intollerabile ciò che sta accadendo.
Stiamo chiedendo agli allevatori investimenti massicci in tecnologie di abbattimento (con relativi costi di manutenzione) a fronte di un Prezzo Minimo Garantito (PMG) che non offre certezze neanche nel breve periodo. Chi può accollarsi il rischio di un nuovo impianto a fronte del nulla?
La mia visione
Il biogas per la produzione elettrica è l'unica forma che andrebbe incentivata davvero: le infrastrutture esistono già, molti impianti sono ammortizzati e produciamo energia pulita "in casa", riducendo la dipendenza dall'estero (ricordiamolo: 1 mc di biogas ≈ 2-2,5 kWh).
Voi cosa ne pensate? La RED III è davvero uno strumento di sostenibilità o è l'ennesimo ostacolo burocratico che taglierà fuori i piccoli produttori agricoli?
E se tutti gli imprenditori agricoli non volessero continuare la loro attività cosa ne sarebbe di tutte queste "cattedrali" non sarebbe peggio per l'ambiente?



